E Cantamaggio sia. Pioveva a Borgo San Lorenzo la sera del 30 aprile, ma quella è la sera. La tradizione vuole che i Maggiaioli riuniti alla Pieve di San Lorenzo proseguano il loro cammino sonoro di canti e danze per fare visita alle abitazioni contadine della zona e annunciare l’arrivo del nuovo mese. Maggio, un tempo inizio della primavera, simboleggia il risveglio della campagna e accoglie riti propiziatori per il raccolto. Qui in Mugello, soprattutto, questa festosa consuetudine ha un carattere spontaneo e agreste – diversamente dalle zone del Senese o Pistoiese, dove rispecchia influenze epiche e drammatiche medievali.

Ebbene, pioveva, ma tanta era l’occasione di partecipare. Pochi semplici accorgimenti: una camicia a quadri, un foulard con le frange, il cappello di paglia in testa. E sono partita, dopo il lavoro. Appuntamento ai Salesiani di Borgo san Lorenzo. Nel piazzale dell’oratorio, mi sono unita ai Maggiaioli professionisti e a tutti quelli come me, un po’ affezionati, un po’ curiosi. Tanti bambini; come mi spiegherà una ragazza più tardi, quest’anno hanno insegnato i brani del Maggio anche a scuola. Per completare il look, mi regalano la bandana (“puzzola” in dialetto) “Maggiaioli alla Pieve” e una copia dei testi musicali.

Basta poco a scaldare l’atmosfera: in cerchio, cantando, i passi si imparano presto, e le parole trascinano con la rima divertente e il ritmo sostenuto. C’è anche il maestro di coro, al centro, contornato dal gruppetto dei suonatori. Chitarre, cembali e fisarmonica, sguardi vivaci sotto le tese di paglia, mani esperte sugli strumenti. Alle nostre spalle, signore soddisfatte allestiscono un banchetto abbondantissimo: pastasciutta, pizze, panini, crostini e dolci di ogni genere, offerti con generosità come ricompensa del lieto canto.

Maggiaioli

Tale infatti la formula del “Cantar Maggio”, già dall’Ottocento: i cantori che visitano i casolari per augurare la pienezza delle messi, ricevono in cambio le pietanze che il padrone e la massaia vorranno donare. Come recita il coro:

“Ragazzine preparate carne secca, uova e prosciutto

pane fresco se n’avete, vino bono perché s’ha sete!!”

Così li seguo per un paio di tappe: Uliveta, Sagginale. Nelle corti, il gruppo, noncurante della pioggia, esegue il repertorio con passione ed enfasi, aspettando che si accenda una luce alla finestra. Il segnale del benvenuto. Capita, a volte, che qualcuno non apra; allora la benedizione torna indietro.

Uomini e donne si alternano nelle strofe, con uno scambio di battute ironico e vivace. E ogni volta, ci si rincuora con un corroborante bicchiere di vino, e si mantiene l’allegria. Ci sono personaggi storici, come Giuliano, che si diletta a fare dispetti e a farsi rincorrere con un campanaccio, e quando sta a lui improvvisare, non riesce a chiudere mai la rima! O “il Cia” che, a grande richiesta di tutti quanti, nel bel mezzo della serata si improvvisa Figaro, intonando da una finestra una magistrale imitazione dell’aria del Barbiere di Rossini. Gente semplice e gioviale, con la quale all’improvviso ti puoi ritrovare ad intonare un’estemporaneo Guccini o “Scende la pioggia”, appunto.

E con un tocco di pazzia, si ripete ogni anno questa magia del 30 aprile. In una terra che vive di agricoltura, è un rito quasi indispensabile, con radici culturali antichissime, cui auguriamo lunga vita. Il prossimo 8 maggio i Maggiaioli di Borgo San Lorenzo saranno ospiti a Barberino, se volete approfittare per farvi contagiare dalla loro esibizione. Non ve ne pentirete!

 

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Elena

Da sempre appassionata di ricette, tradizioni e segreti in cucina. Nel tempo libero mi diverto a realizzare dolci casalinghi e a sperimentare, con una preferenza per gli ingredienti di stagione. Il lavoro mi ha fatto avvicinare al mondo dei formaggi che è davvero vasto, non si finisce di scoprirli e apprezzarli. Vorrei condividere qui le preparazioni che più mi incuriosiscono, perché qualcun altro le provi.

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