Il cioccolato è qualcosa di “divino”, ma da dove viene?

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Quetzalcoatl, uno dei più importanti Dei Aztechi. Secondo la mitologia, donò il seme del cacao all’uomo.

La stagione del cioccolato è alle porte, allora perchè non cominciare a conoscere questo dolce che ci appassiona da sempre?

Tanti anni fa (circa 3000) in Centro-America, le popolazioni erano solite coltivare piante di cacao, il cui frutto era considerato talmente prezioso da essere utilizzato come moneta di scambio.
Solo nobili, sovrani, guerrieri o sacerdoti potevano invece godere del vero “cibo degli dei”: la chacahuaa, il cui sinonimo, chocholaa, quasi sicuramente ha dato origine alla parola cioccolata.

La cioccolata di quei tempi era ben diversa da quella che conosciamo noi, infatti era una bevanda a base di acqua, cacao e spezie. Gli Aztechi utilizzavano acqua fredda, mentre i Maya preferivano quella calda. L’aggiunta di spezie serviva a stemperare l’amaro del cacao.

 

Un errore a cui dobbiamo tanto

Cristoforo Colombo, grazie al suo “errore” di rotta, fu il primo europeo a conoscere il cacao e a portarlo con sé al ritorno in Spagna. Qui alla bevanda tradizionale,  considerata troppo amara, venne unito lo zucchero e da quel giorno cominciò l’evoluzione e la nuova vita del “cibo degli dei”.
Grazie all’influenza spagnola, l’Italia fu uno dei primi Paesi a godere di questo dono proveniente da oltreoceano e in particolare a Modica, vennero realizzate le prime “tavolette”. Successivamente si diffuse nel resto del Paese e, poi, d’Europa.

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Il cioccolato come lo conosciamo noi

Ma è nel 1800 che c’è stata la vera rivoluzione!
Con l’avvento dell’industrializzazione, Caffarel produce la prima tavoletta “moderna” grazie ad una macchina inventata dall’italiano Bozzelli. Da allora sono stati sviluppati altri metodi lavorativi per “migliorare” il prodotto quali: l’alcalizzazione per eliminare l’amaro, la pressatura (inventata da Van Houten), per separare la parte secca dalla parte grassa e l’aggiunta di latte in polvere a firma di Nestlé.
Con questi processi industriali, il gusto del cioccolato è sicuramente cambiato tanto nel corso degli anni e la produzione su larga scala ha fatto sì che venissero prese misure drastiche anche sul seme. Infatti lo studio di cloni, le ibridazioni e il cambiamento di zone di coltivazione, hanno modificato notevolmente il frutto a favore della produttività. La cosa, naturalmente, si ripercuote sul prodotto finale: che sia il caso di fare qualche passo indietro?
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Alessandro

Perito elettronico, follemente appassionato di cioccolato, sono continuamente alla ricerca della tavoletta perfetta. Esisterà?

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